Parlando di Topolino: Floyd Norman Intervista a cura di Jim Korkis Tratto da Talking Mickey: Floyd Norman, 17 Ottobre 2018 In occasione dei 90 anni di Topolino, ho dedicato una speciale rubrica a questo personaggio, noto in tutto il mondo. Una persona che ha lavorato a lungo su Topolino nei diversi media è Floyd Norman. Tutti dovrebbero conoscere il suo nome: Norman non è solo una Disney Legend, ma un vero tesoro Disney. Lo conosco dal 1984 e, mentre io sono diventato vecchio e malmostoso, lui ha preservato una innata giovinezza interiore, così come una mente sveglia e un inalterato talento artistico. Norman è un animatore che ha lavorato ai lungometraggi animati Disney La bella addormentata nel bosco e La spada nella roccia, mentre è stato storyman per Il libro della giungla. Dopo la morte di Walt Disney, nel 1966, Norman ha lasciato lo studio Disney per proseguire il suo lavoro con un proprio studio di animazione, per un breve periodo, e poi collaborare con varie altre realtà, come Hanna-Barbera.
La "Mickey Gang" ai Walt Disney Studios, che ha contribuito a rilanciare il personaggio di Topolino, in questa foto del People Magazine. Tornò in Disney negli anni ’70 per lavorare al film animato Robin Hood e a svariati altri progetti per Disney Publishing, compresa la striscia quotidiana di Topolino. Ha contribuito, come story artist, a film come Toy Story 2, Monsters Inc., Mulan, Dinosauri e Il gobbo di Notre Dame, fra gli altri. È stato insignito del titolo di Disney Legend nel 2007. Nel libro Animated Life: A lifetime of tips, tricks, tecniques and stories from an Animation Legend (Focal Press, 2012) Floyd narra la sua carriera, che è stata al centro anche del documentario Floyd Norman: An Animated Life. È anche stata pubblicata una raccolta delle sue vignette, Son of a Faster Cheaper (Theme Park Press, 2015), comprensiva anche del suo periodo in Disney. Floyd è stato così gentile da prendere del tempo per rispondere alle mie domande. Jim Korkis: Hai avuto a che fare a lungo con Topolino. Qual è il tuo primo ricordo del personaggio? Floyd Norman: I miei primi ricordi di Topolino risalgono ai fumetti Walt Disney’s Comics and Stories, pubblicati dalla Dell. Quando ero piccolo mia nonna mi leggeva qualche storia. Col tempo ho poi iniziato a comprare io stesso i miei fumetti. Costavano solo un decino, ma erano come un tesoro. Ho iniziato a collezionare i fumetti Disney e li tenevo in una vecchia valigia, che ad un certo punto mia madre ha buttato via. Oh, che orrore! JK: Topolino era uno dei tuoi personaggi preferiti? FN: Chi conosce la mia carriera sa che una buona parte di essa mi ha visto avere a che fare con questo tipetto. Sono cresciuto con lui e apprezzavo le sue buffonate nei cartoni Disney, da bambino. Mi ha anche accompagnato in alcune avventure emozionanti, mentre leggevo i fumetti Disney sui sedili posteriori della macchina di mio padre. Non esagero quando dico che il famoso topo di Walt ha avuto un grande ruolo nella mia vita. Adoravo tutti i personaggi dei fumetti Disney. Topolino era sempre il mio preferito, naturalmente, ma mi piacevano tutti. Penso che Topolino sia cresciuto con me, mentre, col tempo, mutava il mio punto di vista verso di lui. Comunque, Mickey rimane un topo per tutte le età. In merito alla somiglianza di Topolino con Buci, un altro dei miei personaggi favoriti, i motivi della sua attrattiva erano evidentemente quella sua faccia tonda e il design cartoonoso. Mi sono sempre chiesto perché la Pixar abbia scelto un design così brutto quando fece A Bug's Life. Il film era ben realizzato, ma i personaggi non avevano per niente quello che allo Studio Disney chiamavamo “attrattiva”. JK: Quando lavoravo come insegnante di animazione al Disney Institute nel 1996, ricordo che eri venuto a vedere come insegnavamo a tutti gli studenti a disegnare Topolino. FN: Sì, mi ricordo. Lavoravo al nascente dipartimento Disney per i videogiochi. Se non sbaglio, stavamo sviluppando una sorta di programma per il disegno o l’animazione. Completammo il progetto, ma non so in che misura fu di successo o meno. Comunque, alla fine è stato distribuito. Topolino aveva un ruolo importante nel programma. Ho fatto così tante cose con lui come protagonista che ho perso il conto. JK: Hai di recente postato su YouTube un video intitolato Quick Drop, in cui hai ricreato la prima striscia giornaliera di Topolino. FN: È stata un’idea dei ragazzi del Maker Studio (che Disney ha acquisito). Avevamo la striscia originale, quindi il disegno era a disposizione come riferimento. Ho semplicemente copiato la prima striscia giornaliera di Topolino. Non mi sono esercitato, ho imbrogliato. D’altronde, chi lo sarebbe venuto a sapere? Ero seduto alla scrivania di Floyd Gottfredson, mentre lo facevo. In più, rispondevo alle domande del pubblico, mentre la realizzano. Come potete vedere, disegnavo e parlavo contemporaneamente.
Una striscia di Topolino creata da Floyd Norman. Il suo lavoro ha avuto una seconda vita come video YouTube su come disegnare Topolino. JK: L’animatore Mark Henn una volta disse “è facile disegnare Topolino… male”. FN: Topolino è un personaggio molto semplice e questo è ciò che lo rende difficile da disegnare. Ollie Johnston realizzò tutto il materiale di Topolino per lo show televisivo The Mickey Mouse Club. Per farlo bene, Walt aveva bisogno dei suoi migliori animatori. Freddy Moore sarebbe stato perfetto, ma Fred era morto, quindi il compito fu affidato ad Ollie. JK: Sembra che tu faccia molti disegni di Topolino quando partecipi ad eventi o compari in televisione. FN: Disegno Topolino per amici e ospiti semplicemente perché riesco a disegnarlo velocemente. Sta tutto nella velocità quando sei sul palco o in televisione. Lo disegno perché so realizzarlo in pochi secondi. Inoltre, tutti riconoscono immediatamente il famoso topo. JK: Uno dei più memorabili artisti di Topolino è un altro Floyd, Floyd Gottfredson, che disegnò la striscia giornaliera per decenni. FN: Incontrai Floyd Gottfredson negli anni ’50, quando avevo iniziato la mia carriera da animatore agli studi Disney. In realtà, incontrammo tutto il team delle strisce a fumetto. Furono tutti gentili e accolsero tutti noi giovani che eravamo entrati nello studio, Comunque, raramente visitavamo gli artisti, perché non volevamo disturbarli. Non ho mai conosciuto il signor Gottfredson molto bene. Invece, ho avuto modo di conoscere molto meglio suo figlio, Norman. Non è bizzarro? Il figlio di Floyd si chiamava Norman Gottfredson. Ci sono, quindi, un “Floyd” e un “Norman”. Sembra una coincidenza sinistra, no? Naturalmente, spesso ho disegnato sul tavolo da disegno di Floyd, ma è solo un tavolo da disegno. Non si sente un flusso magico o delle strane energie. JK: Un altro grande artista di Topolino fu quel Freddy Moore che hai citato. FN: Adoravo gli sketch e le animazioni d Freddy Moore, lui ha contribuito moltissimo allo sviluppo del famoso topo Disney. Ward Kimball e Freddy Moore erano buoni amici e incarnavano tutto quello chi straordinario che c’era nell'animazione Disney, secondo me. Amavo davvero entrambi. Sono stato assistente di Ward negli anni ’60, ma, purtroppo, non ho mai conosciuto Fred Moore. JK: Hai mai incontrato Jimmy MacDonald, colui che ha prestato la voce a Topolino dopo Walt? FN: Sì, ho incontrato Jimmy MacDonald, ma non gli ho mai chiesto di replicare la sua famosa interpretazione. Sapevo che negli anni si era stancato di queste richieste e non volevo disturbarlo. Quando gli è succeduto Wayne Allwine, lui era solito fare la voce di Topolino spesso e non sembrava pesargli. Io stesso posso fare la voce qualche volta, ma non sono molto bravo. JK: Hai un cartone preferito di Topolino? FN: Abbiamo avuto tanti stupendi cartoni di Topolino negli anni e trovo difficile sceglierne uno. Il primo a venirmi in mente è l’iconico Topolino di Fantasia. L’animazione è perfetta. JK: Ricordo di averti visto circondato da altre persone legate a Topolino in quella rivista Mickey is Sixty pubblicata nel 1988. FN: Sì, la foto era stata commissionata originariamente dal People Magazine e, naturalmente, ci vollero tre ore per scattarla, perché è così che fanno i fotografi professionisti. Bisogna giustificare i soldi richiesti. Sono stato truccato per 20 minuti. Era parte del progetto “Men Behind the Mouse” (Gli uomini dietro al topo, ndr) con Wayne Allwine, Roman Arambula, Glen Keane, Ollie Johnston, Frank Thomas e Mark Henn. Comunque, non abbiamo parlato di Topolino. Abbiamo parlato di lavoro. Del tipo, come è cambiato lo studio dalla morte di Walt e cosa possa riservare il futuro per la Disney. Frank e Ollie erano un tesoro, eravamo molto fortunati a passare del tempo con loro. Charles Solomon annotò delle brevi dichiarazioni da tutti noi, che usò con la foto. JK: Come sei finito a scrivere la striscia giornaliera di Topolino? FN: Mettilo nella pila di “lavori che non volevo ma mi hanno affidato lo stesso”. Cal Howard pensava che fossi la persona perfetta per il dipartimento dei fumetti, qualche anno prima. Al tempo ero molto coinvolto con l’animazione e non volevo fare altro, Comunque, fu Greg Crosby che mi convinse nel Novembre del 1983. Fu lo stesso Crosby ad assegnarmi la striscia di Topolino. Non volevo quel lavoro, ma Greg insistette, perché non credeva ci fosse qualcun altro capace di farlo. O così disse. Floyd Gottfredson era andato in pensione nel 1975 e il suo successore, Del Connell, se ne stava andando, così era necessario trovare un nuovo scrittore. Spesso sostituivo Del Connell quando era malato o in ferie. Credo che ciò mi abbia reso la scelta naturale per guidare Topolino una volta che Del fosse andato in pensione. Non mi spiaceva scrivere Topolino di tanto in tanto, ma essere bloccato in quel ruolo per anni non era qualcosa che consideravo desiderabile. Dato che Connell lavorava da casa non ebbi mai modo di conoscerlo bene. JK: Quindi scrivevi già un po’ per la striscia. FN: Le riunioni settimanali degli scrittori con dei veterani come Cal Howard, Del Connell e Bill Berg erano spesso divertente e a volte turbolente. Una volta uno scrittore arrabbiato si lanciò sul tavolo della sala conferenze per colpire un altro. Non era uno strambo gioco, ma della vera rabbia ai Walt Disney Studio. Gli artisti e gli scrittori Disney possono essere delle persone molto passionali. Naturalmente questo tipo di comportamento oggi non sarebbe assolutamente tollerato. Queste persone avevano visto o già scritto ogni gag possibile, perciò non ridevano per nulla. Sapevi di aver fatto centro quando Cal occasionalmente sottolineava ‘questo è divertente’. Gli altri scrittori erano veterani del calibro di Don Ferguson, Tom Yakutis, Don Dougherty, Lee Nordling, Willie Ito e Bob Foster. Il nostro capo, Greg Crosby, era stato uno scrittore di strisce Disney egli stesso, prima di passare ad un ruolo manageriale. Ho avuto l’opportunità di lavorare con uno straordinario gruppo di talenti. E, onestamente, non c’è molto di meglio che possa capitarti. Nonostante qualche scontro occasionale, generalmente andavano d’accordo e avevamo grande rispetto gli uni per gli altri. Sembrava davvero che stessimo vivendo gli ultimi giorni della Disney. Al tempo, tutto stava per cambiare e il polo creativo creato da Walt stava diventando sempre più una vera e propria azienda e sempre meno un luogo in cui divertirsi. JK: Ma a te è stata data l’opportunità di scrivere per Topolino. Un onore non conferito a molti. FN: Negli anni ’30 Topolino aveva divertito milioni di lettori appassionati dei giornali americani, era un tipo grintoso, esuberante che sbatteva il naso contro le convenzioni sociali. Era un avventuriero e un combattente. Ma più di ogni altra cosa era divertente. Negli anni ’80 il topo di Walt Disney si era trasformato in un’icona aziendale e aveva tutta la vitalità ed energia di un Ozzie Nelson di mezza età, che rimaneva a casa e reagiva a ciò che gli succedeva attorno. Mi mancavano i vecchi tempi, in cui era un avventuroso scavezzacollo che cercava, senza paura, esperienze emozionanti. Quelle erano le storie che volevo raccontare. Scrivere gag era qualcosa che riuscivo a fare facilmente ed ero noto per i miei sketch che si prendevano gioco dei manager Disney e dei miei colleghi, passati di mano in mano e appesi in bacheca. Comunque, ora mi era richiesto di scrivere 6 gag giornaliere, assieme ad una tavola domenicale a settimana. Quella non era, però, la parte difficile. Dovevo fare tutto ciò usando un Topolino che ora era un personaggio ben poco spassoso. È dura essere divertenti con un personaggio che è diventato un simbolo aziendale così svuotato di umorismo, tranne per una simpatica esclamazione, “Hiya folks!” JK: E, naturalmente, quando hai preso le redini della striscia, questa aveva un format autoconclusivo. FN: Questo era esattamente ciò che rendeva scrivere Topolino così difficile, Disney e il King features Syndicate insistevano nel fare quello che chiamavano gag-a-day. Odiavo questo format, perché Topolino non è un personaggio molto adatto a questo tipo di scrittura. Volevo scrivere storie per Topolino e spedirlo a fare delle avventure. Il KFS si oppose per anni. Trovavo il lavoro impegnativo ed era difficile rimanere sul pezzo e freschi lavorando con le restrizioni imposte da Disney ed il KFS. Mi affidavo a Pippo per creare le situazioni divertenti, mentre Topolino diventò la spalla. Sembrava che sia a Disney che al KFS andasse bene, così continuai finché non riuscii a cambiare le cose. Mi trovavo sempre nei guai con lo studio legale Disney per le battute che scrivevo. Gag innocenti, stupide, che potevano essere considerate degli attacchi all’azienda o ad altre compagnie. Ero spesso chiamato dalle alte sfere per discutere con i consulenti legali, che mi chiedevano perché avessi scritto quella particolare gag. La mia risposta era semplice “Perché mi sembrava divertente”. Ti faccio un esempio. In una gag Pippo stava comprando una parabola satellitare per migliorare la ricezione del segnale tv. Come ci si aspetterebbe da Pippo, non aveva ben capito lo scopo dello strumento tecnologico e perciò lo aveva usato come una vasca per uccelli. Quella era la gag. Presto la Disney ricevette lettere furiose dalle compagnie satellitari. Erano incollerite per il sottotesto della striscia e si chiedevano perché una grande azienda come la Disney si prendesse gioco di loro. Ho, quindi, spiegato che non c’era nessun sottotesto. Non eravamo così sofisticati, era solo una stupida gag. Tieni a mente che l’amico di Topolino si chiama “Goofy” (“Sciocco”, ndr). Se avessimo tirato troppo la corda con Topolino non avremmo potuto allinearci all’immagine aziendale della Disney. Se ci fossimo tirati indietro, la gag non sarebbe stata divertente. Era come camminare su un filo, con un inciampo sempre dietro l’angolo. Alcune idee per le strisce erano rifiutate e anch’io dovetti ammettere che ciò era probabilmente una cosa buona. Ti faccio un esempio. Minni stava ammirando delle nuove borse in una vetrina, quando all’improvviso la sua borsa veniva rubata da un criminale. Minni era felice, così poteva entrare nel negozio e comprare una nuova borsa. Il nostro capo, Greg, pensò che l’idea non fosse divertente e non vedeva di buon occhio rappresentare un furto in una striscia Disney, sembrava in qualche modo inappropriato. JK: Quanto tempo andò avanti questo? FN: Dopo anni di continui assilli, Disney e il KFS mi diedero la possibilità di rompere il format gag-a-day e tornare a scrivere storie in continuity. C’era una condizione, però, le storie dovevano essere brevi e chiudersi in non più di tre settimane. Raramente sono riuscito a spingere per arrivare a quattro. Nonostante ciò il KFS finì per cancellare la striscia, come fece con molte altre, quando le abitudini dei lettori dei giornali cambiarono drasticamente. Forse era arrivato il tempo di lasciare che il Topolino dei giornali cavalcasse via verso il tramonto. Un decennio dopo, David Gerstein, il quale stava scavando negli archivi della Disney, trovò una storia originale per le strisce di Topolino dei primi anni ’90 e mi contattò. Era passato più di un decennio, quindi inizialmente non riconobbi gli sketch. La trama, però, mi sembrava familiare. Mi chiesi se l’avessi letta da qualche parte. “Dovrei conoscere questa storia?” domandai. “Sì, dovresti”, rispose David “perché l’hai scritta”. JK: Come hai detto, hai fatto così tante cose con Topolino che non si riesce a tener traccia di tutto. Hai lavorato alla striscia di Topolino dal 1983 per circa un decennio. Qual era il tuo metodo di scrittura? FN: Il mio processo di scrittura e quello che mi sono trovato sempre bene ad usare sono le thumbnails. Sono dei piccoli sketch che descrivono la narrazione. È un buon modo di sviluppare idee e mi aiuta a costruire una narrazione. Il mio vecchio amico e collega Bob Foster diceva “disegnare è scrivere”. Mi piaceva lavorare in questo modo, perché potevo avanzare nella storia rapidamente. Poi sono passato a sketch più grandi e disegni più precisi. Vedere la storia dipanarsi in forma visiva era uno strumento essenziale. Le sole parole su carta non sono sufficienti per me. Ho bisogno di visualizzare. Credo sia un’influenza che il media cinematografico ha avuto su di me. JK: Tu scrivevi la striscia e Roma Arambula la disegnava. FN: Conoscevo Roman Arambula, perché avevamo entrambi lavorato ai cartoni del sabato mattina di Hanna-Barbera. La nostra collaborazione sulle strisce di Topolino è stata un matrimonio perfetto e andavamo molto d’accordo. Naturalmente, io facevo le thumbnail e Roman disegnava seguendole. Se non lo avesse fatto, dubito mi sarebbe importato. Avevo fiducia nella capacità di Roman di realizzare le strisce nel modo migliore e di convincere i nostri capi. JK: Mi stavi parlando di una serie di strisce “perdute” di Topolino, che avevi realizzato. FN: Credo che a qualcuno fosse piaciuta la mia idea di storie più lunghe, così ebbi la possibilità di scriverne una di nove settimane, che avrebbe portato Topolino e i suoi amici a vivere un’avventura in Europa. Ho accettato di buon grado questo compito e mi sono preparato per ricreare una storia di Topolino, come quelle che leggevo da bambino. Nonostante non avessi ancora abbastanza sicurezza nel ruolo di scrittore, volevo che questa storia fosse speciale. Ricordo di aver passato un’intera settimana a preoccuparmi di trovare una trama avvincente, qualcosa che speravo fosse piaciuta ai miei capi. A posteriori non posso fare altro che rendermi conto quanto fossi sciocco. Come al solito, assieme a Topolino c’era il suo vecchio amico Pippo. Questa volta avevo deciso di fare qualcosa di meno convenzionale, aggiungendo due personaggi ben noti, ma poco utilizzati; Clarabella e Orazio, che sarebbero venuti a far parte del cast in una storia che, speravo, potesse essere sia misteriosa che affascinante. La storia a cui lavorai così tanto per settimane, però, non fu pubblicata da nessuno, la Disney publishing stava vivendo un momento particolare, di transizione, e il mio piccolo Topolino era l’ultima delle preoccupazioni. La storia fu disegnata, inchiostrata, letterata, ma mai stampata. Chissà, magari un giorno potrà essere riscoperta e pubblicata. JK: Quando lavoravi al Disney Publishing Group, non avevi altre idee per rinnovare la striscia? FN: Il Disney Publishing Group consisteva di Disney Press, Hyperion Books e Disney Comics. Proposi l’idea di reintrodurre Topolino come un attore di film d’animazione in pensione che torna in Disney e si approccia alla nuova Hollywood del tempo. Mi sembrava una grande opportunità quella di far interagire Topolino con i nuovi protagonisti di Hollywood, come i registi Steven Spielberg e George Lucas. Topolino e Pippo avrebbero affittato una casa sulle colline di Hollywood e la loro esperienza giornaliera nella città dei VIP sarebbe stata un’opportunità per varie trovate umoristiche. Sfortunatamente questa proposta di reboot di Topolino non suscitò interesse. JK: Ma sei riuscito a riportare il Topolino classico in alcuni albi all’epoca, vero? FN: In qualche modo siamo riusciti a creare una nuova serie di albi di Topolino (Mickey Mouse Adventures, ndr), trasportando il personaggio in contesti più avventurosi, nei cieli, sotto il mare e anche nel vecchio West, come un cowboy di nome “Cactus Kid”. Topolino è tornato anche ad avere un ruolo da investigatore, sulle tracce del famigerato Macchia Nera. Io e Lee Nordling abbiamo delineato le storie per il Disney Publishing Group e ci siamo divertiti molto. È stato bello, onestamente, tornare a scrivere Topolino. Almeno questa versione di Topolino, quella al centro di trame emozionanti, con la quale ero cresciuto. JK: In un certo modo, Topolino non ha avuto un ruolo nel farti incontrare tua moglie? FN: Questa è una storia interessante. Fino al 1993 nulla era cambiato molto nel mondo complicato dell’editoria. Però, con l’avvento delle nuove tecnologie, tutto stava iniziando a mutare. Ci erano stati dati per la prima volta dei computer e queste macchine meravigliose, assieme ai loro straordinari programmi, ci avrebbero introdotti una realtà completamente nuova. Dato che eravamo alla Walt Disney Company, è sembrato appropriato che Topolino dovesse battere per primo questa strada. La prima serie di libri che realizzammo al computer fu una serie di storie di Topolino, molte delle quali riutilizzavano e ricreavano le opere degli artisti dei fumetti Disney. Questo progetto includeva i libri come i due brossurati per bambini Golden Look-Look del 1994, facenti parte della serie “Perils of Mickey”: The Mail Pilot (Le prodezze di Topolino aviatore, ndr) e The Seven Ghosts (Topolino e la casa dei fantasmi, ndr).
Floyd Norman ha una grande passione per Topolino e la dimostra anche con sketch di Topolino e Babbo Natale, come questo. Però queste opere di artisti classici sarebbero state reinterpretate dagli artisti e designer Disney moderno. Fu davvero un incontro fra il passato ed il futuro. Quei disegni vintage di Topolino mescolati, all’improvviso, con le nuove tecnologie digitali. Quando iniziammo a lavorare alla nostra nuova serie di Topolino, i nostri redattori scrivevano su computer Macintosh. Quei file digitali erano poi consegnati ai designer e agli illustratori, che lavoravano anche loro con computer Macintosh per creare le pagine dei volumi. Per la prima volta nella storia delle pubblicazioni Disney né penne, né inchiostro, né matite avrebbero toccato la pagina. Tutto il processo, dall’inizio alla fine, sarebbe stato digitale, quindi ogni pagina sarebbe stata creata al computer. Eravamo davvero entrati in una nuova era dell’editoria Disney e nulla sarebbe stato più lo stesso. C’è da aggiungere che molti di noi inizialmente non eravamo esperti di computer e facevamo stupidi errori in continuazione. Per fortuna, il nostro direttore artistico aveva scovato una giovane donna esperta in materia, in grado di aiutarci nella realizzazione della nostra prima serie di libri realizzati digitalmente. Molte delle bellissime illustrazioni dei volumi sono sue, ma, cosa più importante, ci guidò in buona parte del processo e si rivelò una persona tanto fondamentale che le pregammo di restare. Poi le cose andarono ancora meglio, come tu ben sai, dato che la sposai e tuttora lavoriamo insieme ogni giorno. Adrienne era la nostra esperta dei computer e ci ha guidati per tutto il processo. JK: Hai lavorato sulle strisce, i libri per bambini, la linea editoriale di breve durata Disney Comics e anche sul merchandising… FN: Qualche volta ho lavorato al merchandising, ma raramente. JK: Hai rimpianti per non aver mai lavorato ad un cartone di Topolino? FN: Ho rimpianti per non aver lavorato a varie cose, ma, capendo come le cose funzionano in Disney oggi, non ci rimugino troppo. Comunque, qualche anno fa, ho lavorato un po’ al film direct-to-video intitolato Mickey, Donald, Goofy: The Three Musketeers (2004) (Topolino, Paperino, Pippo: I tre moschettieri, ndr). Ho implorato il presidente della distribuzione dei film Disney, Dick Cook, di portarlo al cinema. Sentivo che il pubblico lo avrebbe amato. Il CEO, Michael Eisner, però, non era d’accordo. È stata un’occasione mancata per la Disney. Penso che il CEO Disney avesse dei propri fini e non volesse che un film di Topolino fosse un successo. Eisner ci pose una domanda interessante: “Sarebbe possibile produrre un film animato che costi meno di cento milioni di dollari?”. All’epoca i budget dei film in produzione stavano macinando dei costi esorbitanti. I veterani del gruppo, come me, dissero “Certamente, si può fare”. Michael Eisner non riuscì mai ad avere i suoi film animati per il cinema a basso budget, ma la sua unità dedicata ai direct-to-video iniziò a sfornare sequel e prequel di film esistenti. Tutto ad un costo assai inferiore di quello dei film cinematografici. Qualche anno dopo, andai al secondo piano dell’edificio, dove fui sorpreso di trovare un gruppo di vecchi amici e colleghi al lavoro su un progetto tanto affascinante che non potei starne lontano. Il film in fase di realizzazione era I tre moschettieri, con protagonisti Topolino, Paperino e Pippo. In un’epoca di sequel e prequel a iosa, questo piccolo lungometraggio era come una boccata d’aria fresca. Prima di continuare, facciamo un passio indietro a quando ero tornato in Disney nei primi anni ’80 al reparto delle strisce giornaliere. Ricordo che uno dei progetti che riguardavano i personaggi classici Disney prevedeva che essi assumessero il ruolo di personaggi letterari. Di solito queste storie erano scritte per il reparto dei comic book (Le Pippoparodie, ndr). Alcune di queste idee vennero proposte al reparto animazione, cove giovani narratori Disney erano occupati ad adattare storie per il grande schermo. Questi progetti sembravano perfetti per portare in scena Topolino, Paperino e Pippo. Non ricordo ogni idea in sviluppo all’epoca, ma una era intitolata Mickey Columbus, dove Topolino avrebbe interpretato il famoso esploratore, mentre un’altra era una riscrittura dei Tre Moschettieri di Dumas. Queste idee intelligenti, assieme ad altre, vennero accantonate o, peggio, completamente dimenticate. JK: Torniamo al tuo lavoro sui Tre Moschettieri. FN: Siamo nel 2002 e quel progetto su Topolino che pensavo non avrebbe mai visto la luce, era finalmente in sviluppo. Meglio ancora, lo studio aveva riunito una squadra degna di questo compito, un gruppo di creativi con una completa comprensione dei personaggi Disney e di come utilizzarli. Erano conoscitori dei corti degli anni ’40 e ’50. Queste persone erano, credo, il dream team della storia dei cartoon e io avevo lavorato con loro per anni. Chris Otsuki, Bob Taylor, Daan Jippes, Ken Mitchroney, Don Dougherty e Bob McNight erano occupati a realizzare questa storia epica Disney alla vecchia maniera. Capivano che i personaggi si erano evoluti nel tempo e come si relazionavano gli uni agli altri. Ero sicuro che sarebbe stato un grande film. Continuavo a lavorare allo sviluppo di altri progetti nel Wells Building, ma non potevo stare lontano dal progetto su Topolino. Il giovanile regista, Donavan Cook, si abituato ad avermi attorno e presto iniziai a sedere nelle riunioni di presentazione della storia e guardare come la direzione artistica e stilistica del film procedevano. Ero così colpito che mi rendevo conto che questo progetto meritasse di essere di più di un direct-to-video. Mi ricordava da molti punti di vista cosa accadde nel 1997 quando iniziai a lavorare a un sequel direct-to-video intitolato Toy Story 2. Questo fu un film che molti di noi consideravano degno di una distribuzione cinematografica. All’epoca sia Disney che Pixar erano concordi e quindi Toy Story 2 arrivò al grande schermo. JK: Davvero ritenevi che il film sarebbe un successo nei cinema? FN: Con I Tre Moschettieri la Disney aveva finalmente il prefetto veicolo per portare in scena Topolino e un film che sarebbe stato sicuramente ben accolto nei cinema. In più erano in arrivo le celebrazioni per i 75 anni del topo. Per una compagnia che ha molto a cuore la sinergia fra i suoi reparti, non ci sarebbe stata occasione migliore. Pensa alle opportunità promozionali che un film con i più famosi personaggi Disney avrebbe generato. Non poteva esserci motivo per la Disney di perdere questo treno – o così pensavo. Il film fu distribuito in home video. Ebbe una meravigliosa, ma breve presentazione sul grande schermo al El Capitan Theater ad Hollywood. Quelli che parteciparono alla prima mi confermarono che avrebbe funzionato bene al cinema. La sala, piena di bambini indisciplinati, si ammutolì quando il film iniziò. Chiaramente era un film che poteva divertire sia i bambini che i genitori. I Tre Moschettieri era il film per famiglie che molti di noi avevano pregato per anni la Disney di fare. In home video il lungometraggio fece, probabilmente, molti introiti per la Disney. Detto questo, devo concludere che è stato un peccato e una vergogna che questo meraviglioso piccolo film sia stato gettato nel cesto dei direct-to-video. Ho scritto al capo della distribuzione dei film Disney, Dick Cook (nessun legame col regista, Donovan) per fargli riconsiderare la decisione. Dick Cook è un brav’uomo, ma sapevo che doveva rispondere al grande capo. Alla fine, credo che la ragione per cui tutto ciò venne deciso divenne chiara. Sì, ho letto le motivazioni per cui I Tre Moschettieri non ebbe una distribuzione cinematografica e sono anche sensate. Sì, non posso far altro che pensare che se progetti come “Doug”, “Recess” e “Teacher’s Pet” possono arrivare al grande schermo, quanto costerebbe dare una piccola spinta per farvi giungere anche il topo più famoso del mondo? O forse non si tratta di finestre di distribuzione o risultati al botteghino, Forse ci sono altre motivazioni? Forse sto diventando paranoico. JK: Che ne pensi della nuova serie di cartoni di Topolino in onda su Disney Channel? FN: Sono contento di quello che Paul [Rudish] ha fatto con la sua serie di Topolino e per molta parte questa è arguta e intelligente, adatta alle atmosfere provocatorie dell’animazione contemporanea. Allo stesso modo posso capire come alcune persone possano considerare il design lontano dall’estetica tradizionale Disney. JK: Cosa provi quando vedi i figuranti indossare i costumi di Topolino nei parchi a tema Disney? FN: I personaggi in costume a Disneyland sono Topolino. I disegni, i dipinti e le immagini digitali sono tutti Topolino. Certamente, Topolino è un personaggio, ma è anche molto di più. Topolino è un’idea, un’attitudine e un’emozione. Comunque, il punto è che, qualsiasi forma assuma, Topolino è sempre reale. JK: Come descriveresti Topolino come personaggio? FN: Preferirei che fosse Walt Disney a descrivere Topolino. Per certi versi, Topolino è Walt Disney. Il tipetto determinato che mantiene un atteggiamento positivo, qualsiasi sia la difficoltà che si trova ad affrontare. Topolino è intrepido, pieno di risorse e ottimista fino alla nausea. Il famoso topo continua a riflettere il fulcro dei valori della missione di Walt, anche quando l’azienda di successo di oggi li delude. Topolino è il promemoria costante che possiamo tutti essere meglio di ciò che siamo. JK: Qualche parola finale su Topolino? FN: Apprezzo davvero la mia lunga frequentazione con il famoso topo di Walt Disney. Una relazione che è iniziata quando ero un bambino che stava imparando a leggere. Ho vissuto assieme a lui tante avventure, seduto sui sedili posteriori dell’auto di mio padre, leggendo i fumetti. Non avevo idea che un giorno avrei lavorato agli studi Disney, creando le mie avventure del nostro piccolo determinato eroe. Chi se lo sarebbe immaginato? Grazie, Topolino! |