Con il 1994 iniziano le storie revival, che riportano in scena antagonisti classici delle continuities più famose di Gottfredson. Una scelta che forse ha a che fare con il progetto Perils of Mickey, che la Disney stava portando in scena a metà anni ’90. Si inizia con il remake di Blaggard Castle del 1932. Questa era stata già attenzionata appunto nelle iniziative Perils of Mickey, riassunta in un paio di tavole nel volume pubblicato dalla Nabisco Foods nel 1993 e in una breve storia sequel in due parti, in stile anni ’30, originariamente pensata per Mickey Mouse Adventures e successivamente (a causa della chiusura della testata) dirottata su Disney Adventures, nel numero dell’Agosto del 1993. Questa riscrittura moderna per le strisce arriva, quindi, mesi dopo queste altre reinterpretazioni e dopo che gli scienziati antagonisti dell’avventura Gottfredsoniana erano già in parte comparsi in alcuni albi di MickeyMouseAdventures, in una foggia ben diversa, oltre che nelle stesse continuities della striscia di Topolino nel 1990 e nel 1991, in The Time Transmuter e in Melting of the Polar Ice Cap.
Whitney ed Hoover sono gli autori a cui sono stati affidati tutti i remake pubblicati in questa annata particolare. Questa avventura al Blaggard Castle si pone in continuità con gli eventi precedenti della striscia: Orazio e Topolino, infatti, dimostrano di conoscere già i professori Ecks e Doublex (rimane assente Triplex, come in altri riadattamenti della storia originale). Il canovaccio rimane lo stesso delle strisce di Gottfredson, anche se appare evidente una minore tensione orrorifica, rispetto a quanto pubblicato negli anni ’30. La trama subisce semplificazioni (la risoluzione di Topolino è assai meno sofferta e complessa da realizzare: mentre nell’originale il topo deve darsi da fare per arrivare alla vittoria, qui sembra che tutto gli vada liscio più per il fatto di essere Topolino che per reali meriti). Anche le parti di Minni e Clarabella vengono assai ridimensionate, rendendole mere comparse nel finale, a causa della lunghezza limitata.
Non la prima incursione spaziale per Topolino nelle continuities anni ’90. Senza alcuna contestualizzazione ci troviamo Topolino e Pippo in missione nella stazione spaziale, a bordo di un caratteristico Space Shuttle, dove troveranno una presenza inaspettata: degli alieni. Le loro motivazioni si riveleranno misteriose ed i nostri dovranno indagare. Anche qui trovate un po’ ingenue e risoluzioni a cui i due arrivano facilmente.
Secondo remake, questa volta non in continuity con le strisce precedenti. Nei primi anni ’90, infatti, Macchia Nera aveva fatto il suo ritorno nelle continuities, ma qui viene introdotto come se fosse un nuovo personaggio. Le indagini seguono più o meno il canovaccio noto, nonostante le modifiche per adattare gli avvenimenti al diverso periodo storico e alla lunghezza più contenuta. Anzi, è da tenere in considerazione come le trappole di Macchia rimangano ben poco edulcorate. Il Macchia Nera qui presentato è, nell’aspetto, considerando tutto, una via di mezzo fra l’inquietante originale gottfredsoniano, ripreso in modo alquanto ispirato nella testata Mickey mouse Adventures, e quello meno minaccioso murryano.
Le abilità di Topolino di tirarsi fuori dai guai vengono esaltate in modo meno ingenuo che altrove, anche se, forse, affastellare tutta una serie di trappole in uno spazio così contenuto può sembrare ripetitivo e lasciare, di contro, poco spazio per il finale della vicenda (in cui le motivazioni del Phantom Blot vengono abbastanza banalizzate, rispetto alle diverse versioni che abbiamo avuto nel corso degli anni).
Torna la coppia Fry/Lewis e qui quest’ultimo riesce ad esprimere un tratto allo stesso tempo particolareggiato e personale. Questa avventura tropicale riunisce un cast più ampio del solito, con ben due personaggi originali ad affiancare Topolino e Pippo: una infingarda donnola e un ruvido uomo di mare (un incrocio fra Radimare, Mac e Popeye), che li accompagneranno alla scoperta di un tesoro, da sottrarre alle grinfie di una piovra gigante. Una trama classica, ma con qualche passaggio affrettato e sconnesso di troppo.
Torna Howell, col suo tratto da vignettista, e il decano Norman, che ci trasportano in una nuova gita con protagonisti Topolino e Pippo. Topolino e Pippo si dedicano ad un’escursione in montagna alla ricerca di oro, incontrando, però, Gambadilegno. Nella prima parte della storia ci si concentra su una serie di gag riguardanti gli inconvenienti che i nostri incontrano sul loro cammino, mentre nella seconda, dal ritrovamento di un apparente prezioso, entra in gioco il piano di Pietro, a quanto pare presente in zona per caso, diversamente da quanto si sarebbe potuto intendere.
Nuovamente una gita, per la seconda coppia di autori che si alterna sulle storie non remake in questo periodo. Questa volta troviamo, oltre a Topolino e Pippo, anche Minni e Morty. La scoperta di una tomba egizia nel pieno del deserto californiano dà inizio ad una trama meno articolata, che vorrebbe essere più inquietante, ma che riesce solo ad avere una conclusione alquanto stramba. Pippo rimane il centro delle gag della striscia, un leitmotiv costante.
Terzo ed ultimo remake (anche se tra poco avremo una storia legata comunque a questa iniziativa). Il capitano Setter, a dispetto della scarsezza della produzione americana e delle sue poche presenze nel fumetto Disney mondiale, non appare qui a molta distanza dalla sua precedente comparsa sul suolo americano. Egli, infatti, era stato visto in un albo della serie Mickey Mouse Adventures poco prima. Qui non appare chiaro se la conoscenza di Topolino e Setter si rifà a quella storia o al periodo di addestramento che il nostro protagonista ha effettuato per diventare pilota postale. L’inizio è, infatti, in medias res.
In questo nuovo adattamento della trama originale il tutto è ridotto per motivi di spazio, ad esempio la parte di Musone viene completamente tagliata ed il personaggio è assente. Gli autori si impegnano a ricreare le atmosfere delle strisce originali più o meno fedelmente (giocando sul limite del patto col lettore: certamente negli anni ’90 la posta aerea è qualcosa di diverso dagli anni ’30 e il piano di Silvestro Lupo e Gambadilegno trova un senso ben più chiaro in un’ambientazione fra le due guerre, rispetto ad un piano di mero furto di corrispondenza, come viene presentato qui).
Avventura particolare, in quanto ci troviamo di fronte ad un Pluto protagonista. Vengono utilizzati gli stilemi delle storie classiche con protagonista il canide, necessari per la narrazione per lo più muta: ecco allora una maggiore frequenza nell’utilizzo della voce narrante. A seguito di un incidente, Pluto si ritrova lontano da casa, solo e senza alcuna idea di dove sia la sua casa. Se da una parte Topolino e compagnia (compresi Morty e Ferdy, che qui tornano ad essere usati entrambi) si industriano per cercarlo, dall’altra Pluto incontra personaggi particolari e vive piccole avventure, fino a ritrovare fortuitamente la strada di casa.
Unica storia, questa, che ha avuto la fortuna di avere una vita meno oscura sul suolo statunitense, essendo stata ristampata (rimontata) su Mickey Mouse 312 (2015). Questa storia si pone come diretto sequel di YM 9401, volendo mostrarne le conseguenze. Come Topolino rimembra le vicende di quella continuity ai nipoti, i professori Ecks e Doublex si presentano alla porta del topo, per dimostrare di aver cambiato vita.
La prima e più lunga parte della storia si concentra su gag e scene con al centro i due scienziati che tentano di rendere più agevole la vita a Topolino. Un Topolino che ritorna ad essere al centro della linea comica delle strisce, ruolo spesso affidato a Pippo, mentre il topo faceva da osservatore. Sul finire, il risveglio dei due dall’ipnosi cambia le carte in tavola, facendoli rivoltare contro il loro originale avversario, fino alla conclusione, dettata dalla loro sbadataggine. Nelle ultime strisce, per fare da contraltare alla genialità negativa degli scienziati, fa una capatina anche Archimede Pitagorico: non fisicamente, ma una sua invenzione viene utilizzata e il suo nome viene citato.